Alle volte ho l'impressione che la mia vita sia un ripetersi ciclico di parole, di situazioni, di sensazioni, di stati d'animo. E in un certo senso ho ragione, la vita è un ciclo che si ripete sempre: penso alla notte che segue sempre il giorno, alla primavera che segue sempre l'inverno, ai peli che rispuntano sempre - sigh - dopo l'epilazione, al mal di testa che implacabile arriva la mattina dopo una sbronza, al brufolo che perseguita il mento dopo un panino al salame, alla vergogna che arriva quando si è alzata la voce là dove non c'era bisogno.
Eppure più mi guardo indietro e più mi rendo conto che siamo sempre noi, siamo sempre gli stessi, ma non saremo più noi.
Non potrò più avere la possibilità di aver avuto un fidanzatino che faceva il mio stesso corso in università, non potrò mai più aver fatto l'Erasmus a Barcellona, non potrò mai più aver imparato a suonare il violino da bambina o essere andata a danza o al corso di tennis quando avevo 8 anni. Non sarò mai stata a Cuba per i miei 30 anni, non avrò mai scoperto Parigi per la prima volta con l'uomo della mia vita e purtroppo non avrò mai scritto il mio primo romanzo a 27 anni.
Quello che voglio dire è che anche se ci sembra che la nostra vita sia una ripetizione di atti, gesti, parole, quasi in un rituale del tedio del quotidiano, mentre il tempo passa, la nostra vita scivola via dalle nostre dita e piano piano si chiudono sempre più porte di quelle innumerevoli che potremmo imboccare.
Dalla consapevolezza della non eterna gioventù paradossalmente mi deriva un senso di serenità, di solidità del vivere. Perché adesso so che non è più solo primavera ancora una volta, ma ogni volta è una nuova, unica primavera, che rimarrà cristallizzata nella mia memoria in quanto tale.
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