Una cosa che mi affascina da anni ogni volta che prendo l'aereo è osservare lo stile personale con cui ogni assistente di volo interpreta quel grazioso balletto che si svolge prima del decollo, ovvero l'indicazione delle uscite di sicurezza poste all'interno della cabina.
Ognuna le indica con più o meno grazia, con più o meno leggiadrìa; alcune invece sono proprio essere dotati della stessa delicatezza di un lottatore di sumo e gongolano in maniera scomposta gesticolando con lo steward in fondo al corridoio, manzetta da spiaggia perennemente color bronzo da cui corrono a dimostrazione finita per spettegolare sulla messa in piega anni Ottanta della signora nella quinta fila, o del rompicojoni che si è seduto in ultima fila e non ne ha voluto saperne di tenersi sulle ginocchia il suo Woolrich e le quattro bottiglie di Moët da esibire in società per far spazio ai bagagli degli altri passeggeri.
Mi piace anche guardare in che modo ognuna di loro mima l'applicazione della maschera per l'ossigeno su naso e bocca. A dire il vero ricordo distintamente di un party alcoolico irlandese in cui al sommo della demenza euforica usammo dei cappellini di carta muniti di elastici per improvvisare un concorso sulla migliore imitazione della sequenza della maschera per l'ossigeno. Credo di ricordare anche che il concorso si interruppe bruscamente al primo rigurgito nel suddetto cappellino.
L'apoteosi poi la si raggiunge al momento fatidico del giubbotto di salvataggio. Al di là del fatto che si vede benissimo che nessuna di loro ha voglia di infilarsi quella roba stinta e vagamente fetusa (non credo che li passino mai in lavatrice quei gilet), si sa che il giallo sta bene a chi ha una carnagione come minimo da brasiliana. Anche in questo caso ognuna ha un personalissimo stile di tiro alla fune (mi riferisco ai due tasselli rossi su cui si deve tirare - mi raccomando SOLO UNA VOLTA FUORI DALL'ABITACOLO - per gonfiare il giubbotto). Il tutto si conclude sempre con l'abile mossa per cui vi rimandano alla scheda plastificata su cui sono riportate le istruzioni, che se tanto mi da tanto deve avere una carica batterica innominabile, date le mani attraverso cui quotidianamente passa (non credo che tutti i passeggeri abbiano la mia stessa idea di igiene, e soprattutto so che il 93% dei passeggeri ne approfitta per fare una capatina alla toilette subito prima dell'imbarco).
Insomma, mi piace guardarle queste povere cristiane, che si ridicolizzano svariate volte quotidianamente davanti ad un pubblico di un centinaio di persone di diverse nazionalità per portare a casa la pagnotta. Ma ognuna con il suo stile, con la sua dignità.
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