domenica 11 marzo 2012

E' doloroso in questi giorni pensare a qualcosa di diverso dalla morte di mio padre, e del resto impossibile.
E' in ogni gesto, in ogni parola. Si è imposta nel corso della mia vita e l'ha rivoluzionata, perché se tutti abbiamo perso un uomo, io ho dovuto rinunciare anche alla mia vita, o quantomeno metterla in stand by.
Un beffa della sorte, se dopo aver passato mesi ad interrogarmi se fosse meglio rimanere a Parigi o tornare in Italia, proprio nel momento in cui con decisione avevo scelto di continuare a rimanere lontana, un evento così tragico ed imprevedibile mi abbia strappata alla mia quotidianità e ai miei progetti per riportarmi qui.
Ieri dopo aver riempito le mie valigie di vestiti e oggetti ho chiuso le finestre, staccato il contatore, chiuso il rubinetto dell'acqua e poi ho guardato con gli occhi lucidi quei 26 metri quadri di indipendenza che mi sono guadagnata con tanti sacrifici e tanto impiego di tempo, soldi, energia.
Li ho salutati senza sapere se e quando tornerò.
Trovo abbastanza ironico anche che nel momento in cui ho deciso di portare avanti dei progetti "altri", tra cui questo diario sulla mia vita parigina, sia il momento in cui la mia vita parigina si fa da parte.
E' come se avessi due occhi nuovi, ma il cuore è sempre lo stesso e sempre più segnato e sofferente.