martedì 28 febbraio 2012

Ironie e beffe della sorte

Un uomo esce di casa per andare a pescare, in una limpida mattina di febbraio.
Il cielo è terso, il sole chiama già la primavera.
Quell'uomo non farà mai più ritorno a casa.
Il giorno dopo verrà ritrovata la sua macchina, diligentemente parcheggiata davanti al molo, poi la sua barca capovolta, poi verso sera il suo corpo senza vita, appeso come una speranza ad un salvagente inutile.
Sembra un articolo di cronaca nera.
Invece è la storia della mia famiglia, la fine di mio padre.
Non so dire con parole il mio dolore, lo stupore e l'angoscia sono troppo grandi.
Mi aspetto di sentirlo risalire dalle scale con il suo passo pesante, vorrei, quanto vorrei poterlo sgridare e prendere a male parole perché ci ha fatti stare in pensiero. Eppure non verrà.
Lui che da giovane aveva trovato "per scherzo" il corpo di un uomo morto, scomparso da giorni, nel lago, è scomparso pure nel lago.
Ringrazio Dio di avercelo ripescato, temevo che non ce lo avrebbero mai più tirato fuori.
In un primo tempo i sommozzatori volevano addirittura utilizzare il robot che nei giorni scorsi era al Giglio. Te lo immagini papà, stavano per scomodare il V.I.P. dell'immersione subacquea per te?!
Questa mattina ci hanno convocato per riconoscere la salma. Nella camera mortuaria dell'obitorio di Gravedona era disteso su un letto di alluminio. Aveva la stessa faccia di quando si addormentava sulla sedia e io lo scuotevo un po' per il braccio dicendogli: "Vai di sopra a dormire, che tra un po' cadi alla sedia". Lui mi rispondeva: "Adesso vado" e un secondo dopo era di nuovo lì a dondolare in avanti.
Aveva la stessa faccia ma le mani fredde fredde e quegli occhi chiusi che non si apriranno più.
Mia madre gli ha fatto una carezza sulla guancia, col dorso della mano. Tutto il suo amore è lì, in quella carezza.  Tutto il suo amore per l'unico uomo che ha conosciuto nella sua vita, l'uomo con cui ha condiviso gli ultimi 34 anni di vita matrimoniale, professionale, tre figli. E in 34 anni mio padre e mia madre non si sono mai tenuti il muso, non è passato un solo giorno degli ultimi 34 anni in cui non si siano parlati.
Tra pochi giorni avrebbero festeggiato l'anniversario di nozze.
A me rimarrà il ricordo dei suoi sorrisi, di quella complicità che avevamo io e lui, delle conversazioni in macchina andando al supermercato "perché se non faccio la spesa io, qui non c'è mai niente di buono da mangiare" - e giù pizze surgelate, gelati e caramelle gommose - delle liti a sfondo politico, del suo sguardo orgoglioso il giorno della mia laurea con 110 in russo, del suo sarcasmo, del dialetto "perché il dialetto è la base della cultura", di quell'unica volta in 30 anni in cui mi ha detto: "Io sono fiero di te e lo sai come stanno le cose nel mio cuore".
Ciao papà, spero che tu possa continuare a pescare su uno specchio d'acqua per sempre.
Vorrei poterti dare ora quell'abbraccio che non ti ho mai dato.
Ciao.

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